Propositi e opere
    Inviato subito al convento di Bergamo per lo studio della filosofia, ritornò a Milano dopo circa tre mesi per unirsi agli studenti di teologia. I suoi studi ebbero un corso accelerato che richiese uno sforzo notevole e finí per incidere pesantemente sul suo precario stato di salute. Il padre provinciale lo consigliò di limitarsi a studiare soltanto quel poco che la sua salute gli permetteva. Cosí, finite le lezioni in aula, si appartava a pregare, quando non veniva chiamato ad aiutare i confratelli negli uffici del convento, specie della portineria dove era desiderato per la sua bontà, anche perché (si diceva) moltiplicava miracolosamente la roba, dato che riusciva sempre ad accontentare tutti i poveri.
    Durante l'epidemia dell'estate 1855, fra Carlo, benché malato di febbre miliare, chiese di poter andare in aiuto ai colerosi!
    Nonostante tutto, poté portare avanti i suoi studi.
    Abbiamo alcuni suoi 'pensieri o propositi' che rispecchiano l'impegno di santità di quel periodo.     Questo della confidenza, è un sentimento che ritorna piú volte nei pochi scritti di fra Carlo, frutto della Vera devozione alla Vergine.
    Fra Carlo fu ordinato sacerdote il 26 dicembre 1855, nella cappella vescovile di Milano, da mons. Caccia Dominioni. "Fu un giorno di così grande letizia per lui, che commuovevasi fino alle lacrime sempre quando gli accadeva di tornare a parlarne".
Scrisse nei suoi Propositi: La messa divenne il centro della sua vita. Nel celebrarla « si trasformava e prendeva tale una fisionomia da estatico che pareva quasi prendesse il'volo dell'angelo ». « Dopo aver assunto le sacre specie... bisognava a volte decidersi a scuoterlo, se no chissà quando la messa sarebbe finita ».
P. Carlo guarisce una donna cieca durante una benedizione    Diventò oltre ogni dire innamorato della passione di Gesú. Nel suo primo esercizio pratico di eloquenza, poiché si era preparato a parlare della passione, appena enunciato il tema scoppiò a piangere con tanta commozione che non poté piú proseguire, mentre piangevano tutti, anche i suoi... giudici.
    E' giunta fino a noi una « Lamentazione sull'indifferenza ed ingratitudine di fra Carlo... verso Maria ne' suoi dolori », dove il pio religioso esclama: « Mira, fra Carlo, la tua Madre a' pie' della croce, e non distacca il viso se non ti struggi di compassione, di amore, di riconoscenza ed imitazione; sollevala ne' suoi dolori acerbissimi, pregala di dividerli teco, e la tua gioia in terra non sia che piangere i peccati tuoi ed i dolori di Gesú e di Maria... ».
    Hanno inizio in questo tempo quegli interventi divini che contrassegnano il resto della vita del padre Carlo. Con il mese di novembre 1857, le sue annotazioni divengono quasi una cronaca quotidiana. « La sera del 4 novembre 1857, giorno di san Carlo, mi illuminò dicendomi che egli visse povero e penitente... Piacciavi darmi spirito di penitenza a vivere con voi con un continuo martirio di dolore e d'amore, siccome voi m'ispirate e spero fermamente di ottenere, poiché sento gran confidenza ».
    Il 30 marzo 1858, nota per l'ultíma volta: « Conobbi in qualche parte qual sono. Per il che sentii sentimenti di confidenza ». Verso la fine di aprile fu trasferito al convento di Crema. Qui, essendo stato una sera a benedire una signora affetta da « gravissima e complicata polmonite », al mattino seguente questa si trovò insperatamente guarita. Fu la prima guarigione attribuita alla benedizione del padre Carlo.
    Appena due mesi dopo però, veniva tolto dallo studio, e trasferito al convento di Casalpusterlengo. Non avrebbe mai potuto, così, terminare i suoi studi di Teologia. Come sacerdote poteva solo, quindi., celebrare la Messa e benedire, se chiamato all'altare della Madonna, un ufficio umanamente umile, che nondimeno offrirà al padre Carlo l'occasione di svolgere un apostolato sempre piú straordinario. Già ai primi di agosto accadde un fatto che scosse un po' tutti: Francesca Pavesi, « rattratta in tutte le membra, sofferente al massimo e livida, con tutti i sintomi della morte imminente », guarisce completamente appena ricevuta la benedizione dal padre Carlo. Questo ed altri fatti del genere richiamarono l'attenzione su di lui e « scatenarono » la devozione del popolo. Egli veniva sempre píú frequentemente chiamato presso l'altare della Madonna per benedire: accorrevano a lui ammalati, devoti, persino scettici, e a tutti egli ripeteva: « Andate e ringraziate la Madonna ».
    Il concorso crebbe a tal segno, « che tutti gli alloggi, alberghi, osterie, aie, anche di privati, venivano ingombrate da ogni sorta di veicoli. E ciò nonostante rigurgitavano tutte le contrade del paese, specie la strada da S. Antonio ai Cappuccini, lunga un buon chilometro..., di gente che dovevano, per mancanza di ricovero qualsiasi, lasciare animali, carri, carrozze all'aria aperta... Il santuario, la piazza, i campi e prati vicini, dalle primissime ore del mattino alle tardi della sera, erano continuamente gremití di moltitudini impressionanti ». Non essendo piú possibile benedire i fedeli singolarmente o a piccoli gruppi, il superiore stabilí che il padre Carlo ímpartisse la benedizione ogni mezz'ora, previo il segno della campana: e sempre la chiesina era gremita di gente implorante.
    Spesse volte, prima di benedire, il padre Carlo rivolgeva una breve esortazione ai fedeli. Un teste, il maestro Fenini, riferisce: « Era una parola affatto disadorna e semplice; tanto semplice che piú non poteva essere: ma tutto succo e sempre nuova, e così commossa, cosí calda, cosí viva ! ... Parole che io non ho mai sentite da nessun sacerdote o predicatore e, sinceramente, dispero di poterle mai piú sentire ancora. Tutti, come egli apriva la bocca, quasi tocchi da un magnetismo celeste, si sentivano scossi, internamente agitati, scoppiavano in gemiti, suppliche di pietà e di perdono ». Furono mesi di grazia: « Il pianto si faceva generale; e tutti, indotti a mutar vita, a divenire migliori, accorrevano ai confessionali. Cosí che otto padri confessori non erano abbastanza, pur alternandosi da mane a sera. E' certo che i miracoli di conversione sorpassavano ogni immaginazione ».
    Due avvenimenti, che avrebbero potuto ostacolare questo trionfo della grazia, alla fine contribuirono ad accrescerlo. Il primo fu l'intervento dell'ombroso governo austriaco che, mal sopportando quel continuo assembramento di popolo, chiedeva la rimozione del padre Carlo; ma il vescovo tagliò corto: toccava al governo mantenere l'ordine, mentre il padre Carlo non meritava affatto di essere allontanato dalla diocesi. Il secondo, la grave malattia che colpí il padre Carlo il 9 novembre, e che mise in trepidazione tutta la diocesi: « Si videro le moltitudini cosí prese da sgomento, che accorrevano spontaneamente nelle chiese ad innalzare preghiere al cielo per la guarigione del loro amico, benefattore e padre ». E padre Carlo, inattesamente guarito, riprese a benedire dall'altare della Madonna, mentre due gendarmi governativi garantivano l'ordine e spiavano.
    « Anche la posta s'era messa a rovesciare quotidianamente valanghe di lettere all'indirizzo di P. Carlo da tutte le terre, città, provincie e Stati d'Europa e fin dalle Americhe ! Ognuna esponeva bisogni... o ringraziava ».