Famiglia
e infanzia
Nato ad Abbiategrasso
(Milano) il 30 agosto 1825 e battezzato lo stesso giorno con il nome di
Gaetano, fu il primo di una rispettabile famiglia di diciassette rampolli,
destinati però, tranne due o tre, a non sopravvivere ai genitori.
Il papà, Carlo
Vigevano, sarto, e la mamma, Giuditta Golzi, « cucitrice »,
devono aver avuto una carica non comune di fede e coraggio, per portare
avanti una missione tanto lunga e dolorosa. Ebbero, però, fin dall'inizio
il valido aiuto di Gaetanino, che già da piccolo rivelò doti
di volontà e bontà precoci, fede schietta, devozione viva,
incrollabile fiducia in Dio e nella Vergine santissima, tanto da destare
ammirazione in tutti.
Sentí vive
particolarmente due devozioni tutte abbiatensi: l'Addolorata e il Crocefisso,
che non poteva fissare senza spargere lacrime fin da piccolo.
Fisicamente si presentò
sempre debole e cagionevole assai. Durante uno dei tanti disturbi - febbre
per una piaga a un piede -si trovò a dover rimanere a letto, all'età
di cinque anni, la terza domenica di ottobre, in cui in paese si celebrava
solennemente la festa dell'Addolorata. Quando però la processione
con l'Immagine passò sotto la finestra della sua camera, Gaetanino
non seppe resistere alla devozione e al desiderio di vedere la «cara
Mamma», come sempre chiamò la Madonna. Si alzò e si
portò, come poté, alla finestra. In un attimo, vista l'Immagine,
si sentí miracolosamente guarito. Il fatto prodigioso doveva rincorare
i genitori, rivelando lo sguardo di Dio sulla loro famiglia, pur in mezzo
alle dolorosissime prove e lutti che avrebbero dovuto sopportare; e per
Gaetaníno, guarito dalla piaga ma non dalla sua costituzione debole,
fu la conferma che questa sua debolezza non avrebbe impedito al Signore
di portare a termine i suoi disegni, e che si abbandonasse, quindi, completamente
a Lui come il figlio debole nelle braccia della « Mamma ».
La sicurezza che un tale fatto può ispirare riempí il bambino
di speranza, confidenza e gioia, le virtú dell'infanzia spirituale
che illuminarono tutta la sua vita in mezzo alle difficoltà dì
ogni genere.
A sei anni, a scuola,
rivelò subito una diligenza e premura costanti nello studio, ma
più una apertura d'animo verso le necessità dei condiscepoli;
ritornava a casa ogni giorno digiuno per aver dato ai piú poveri
tutto il cibo che la mamma gli metteva nel cestino, e trascinava i piú
piccoli a imparare, a pregare e a studiare il catechismo. I genitori ottennero
per lui, dopo tante insistenze, ciò che piú desiderava: essere
ammesso a soli otto anni alla confessione, e a undici (un privilegio, allora!)
alla prima comunione, nella pasqua 1836. Lo stesso anno, forse, a pentecoste,
ricevette la cresima nel duomo di Milano dall'arcivescovo Carlo Gaetano
Gaysruck.