Frati Minori Cappuccini Lombardia
CONVENTO DELLA SS. MADRE DEL SALVATORE
Casalpusterlengo - LO
La facciata della Chiesa

Servizio TG3 sul Santuario


Indice del Documento

  • NOTIZIE STORICHE
  •     - Le origini del Santuario
            - La tradizione popolare
       
    - L'arrivo dei cappuccini
        - La nuova chiesa
        - Il XIX secolo
        - I cambiamenti sec. XX
        -
    P. Carlo da Abbiategrasso
        - Il Tabernacolo
            - Particolari del Tabernacolo
       
    -
    La nuova parrocchia

     

    NOTIZIE STORICHE
    Le origini del Santuario
             Il nostro Santuario ha origini molto antiche. Una chiesa dedicata a San Salvario (Santissimo Salvatore), infatti, è citata per la prima volta in un documento dell’anno 880, ritenuto, però, in seguito un falso piuttosto tardivo. La prima data sicura, perciò, in cui compare la chiesa è l’anno di un atto di donazione, il 1039. Dopo il continuo passaggio da un proprietario all’altro nel corso dei secoli, nel 1450 il terreno su cui era costruita la chiesa, il mulino e le case vicine passarono ai Lampugnani, i nuovi feudatari di Casale.
             Intanto nella prima metà del XV secolo un vasaio casalino, aiutato da un viandante sconosciuto, modellò nella creta una statua della Madonna con il Bambino Gesù, posta poi nell’antica chiesa di San Salvario. La statua di austera bellezza fu subito venerata e la chiesa divenne meta di molti devoti. Io affermerei che fu “amore a prima vista” ed è così che la devozione alla “nostra” Madonna ebbe inizio, rafforzandosi ancora di più dal 1574 e divenendo da allora sempre più grande e intensa.
             In quell’anno, infatti, avvennero le apparizioni: per più sere si videro processioni di frati Cappuccini che andavano con lumi accesi a rendere omaggio alla Vergine Santissima, finché Lei stessa apparve a benedire quel luogo. Migliaia di persone piene di meraviglia, entusiasmo, commozione, provenienti da Casale e dai paesi vicini, assistettero a questi straordinari avvenimenti.
             Alla luce dei nuovi fatti la Confraternita dei Disciplini di Santa Marta, con sede nella chiesa di Sant’Antonio, chiese ai Lampugnani il terreno su cui sorgeva la chiesa di San Salvario per meglio custodirla. Essi rifiutarono e perciò i Disciplini portarono la statua della Madonna in Sant’Antonio. La tradizione, però, racconta
    che passò la notte e poco prima dell'alba una donna mentre percorreva il sentiero che da casa portava verso i campi si incontrò con l'immagine della Madonna che ritornava da sola nella sua Chiesina di San Salvario. La statua fu ritrovata in San Salvario, segno che la Madonna voleva essere onorata proprio lì.
             Si decise così di fondare un convento di Cappuccini in quel luogo.

    La statua

    LA TRADIZIONE POPOLARE
        Nel 14° secolo in CasaIpusterlengo viveva un giovane pio e devoto, che lavorava modellando e cuocendo vasi di creta: un Vasaio. Un giorno mosso da una speciale devozione verso la Madre di Dio volle onorarla con la sua arte. Modellò con tenera argilla una statua della Vergine e non gli riusciva di modellare bene le teste della Madonna e dei Bambino, mentre si sforzava si trovò accanto uno sconosciuto vestito da pellegrino che gli offri il suo aiuto.
        Il vasaio accolse volentieri la sua proposta e così l'ignoto pellegrino con abili tocchi, completò e perfezionò la statua, ma lavorò solo sui volti, rispettando il lavoro dei vasaio, poi scomparve. Esterrefatto e compiaciuto dei bellissimo lavoro che l'aiutante aveva fatto, portò alla fornace la statua e quando la ritirò, essendo così bella, non gli sembrò giusto lasciarla nella sua umile casa e quindi la portò nella cappella detta di San Salvario che doveva essere stata di un'antica chiesa della quale ancora oggi si hanno notizie storiche più che millenarie. La collocò nella nicchia in alto e volle che fosse presente anche un sacerdote a benedirla e in San Salvario quel giorno fu una grande festa.

        Da quel giorno le persone incominciarono a recarsi a quella chiesetta, prima per curiosità, poi per devozione.
        Quando il vasaio morì, la devozione attorno alla Madonna a poco a poco si ridusse e così il silenzio ritornò a San Salvario. Solo qualcuno nel silenzio si inginocchiava a pregare.
        Dietro la Cappelletta c'era una piccola stanza che divenne la casa di quella persona umile e sconosciuta, la storia lo ha chiamato "l'Eremita" o il "Romito".

    Scene dipinte nella volta della chiesa

    Affereschi con la storia della immagine sacra 1
    Il vasaio e il pellegrino

    Affereschi con la storia della immagine sacra 2
    Le apparizioni

    Affereschi con la storia della immagine sacra 3
    La madonna torna nella chiesina di San Salvario


    L'arrivo dei cappuccini
    Il convento dall'alto         A questo punto i Lampugnani cedettero la chiesa e il terreno vicino, così che il 26 settembre 1574 due frati giunsero a Casale per prenderne possesso. Pochi giorni dopo fu benedetta la prima pietra e s’iniziò con grande impegno a costruire il convento sotto la direzione di P. Marco da Bergamo coadiuvato da Fra Fortunato da Milano. Nell’arco di due anni il convento fu pronto; nel piano inferiore fabbricarono il coro, il refettorio, la cucina, il ripostiglio e "una piccola stanzietta col camino" per ricevere quando bisognasse "li peregrini e forestieri", mentre al piano superiore le celle.
             Era un convento povero che, però, all’inizio ospitava sin al numero di venti frati con a capo il padre Domenico da Brescia, primo guardiano. Subito tra il popolo di Casale e i padri Cappuccini si creò un legame di grande affetto e stima che crebbe sempre più con il trascorrere degli anni. E ne sono passati di frati nel corso dei secoli…
    Il convento, purtroppo, a distanza di soli vent’anni presentò dei problemi e si discusse a lungo se rifarlo lì dov’era o ricostruirlo altrove, vista anche l’aria malsana che vi si respirava essendo posto sulla riva del Brembiolo. In questa discussione s’inserì il principe Teodoro Trivulzio che insitette affinché i Padri lasciassero San Salvario e si trasferissero a Codogno, dove lui avrebbe costruito convento e chiesa a sue spese. I Frati rifiutarono e decisero sia di rimanere a Casale sia di ricostruire il convento lì dov’era, a lato della chiesa, anche per fedeltà alla Madonna che aveva scelto quel luogo.
             Nel 1615 fu approvata la rifabbrica nel sito primiero e due anni dopo iniziarono i lavori, che si limitarono a ricostruire il dormitorio doppio che era sopra il refettorio perché minacciava apertamente rovina. La popolazione di Casale, nonostante la situazione di povertà dell’epoca, si offrì di portare gratuitamente i materiali necessari per i lavori: legnami, pietre, calcina e sabbia anco con carri et bovi. I cittadini furono sempre disponibili e generosi verso i Padri e lo sono tuttora.
             E la chiesa? Negli Atti della Visita Pastorale che Mons. Bossi vi effettuò nel 1584 si legge: la chiesa è decorosa. Vi si trovano due altari, decorosamente edificati, ma all’altar maggiore sarebbe bene aggiungere un terzo gradino e la predella. Il sacrario è indecente. Dietro l’altar maggiore c’è la sacrestia… È decorosa e serve da coro. Nel 1615 il Padre Generale Paolo da Cesena stabilì che la Chiesa no s’atterrasse, ma solamente fosse riparata, dove lo richiedeva il bisogno. Passarono ancora alcuni anni prima di iniziare i lavori. Nel 1621 per il gran bisogno, che si vedea esservi i Frati chiesero al nuovo Padre Generale di poter ricostruire la chiesa, invece di restaurarla.
    La nuova chiesa
             Ottenuta la licenza il 12 luglio 1621 Padre Cirillo da Maggiora predicatore e guardiano del convento pose la prima pietra. Fu conservata l’antica cappella dov’era stata posta la statua della Madonna, mentre sorse la navata com’è oggi, con il presbiterio e il coro trasversalmente. In questo modo la cappella venne a trovarsi sul lato destro ed ancora oggi possiamo vederla, perché è l’attuale terza cappella ed è quindi ciò che rimane dell’antica chiesa di San Salvario.
             Il 25 aprile 1622 Padre Cirillo celebrò la prima messa nella nuova chiesa, mentre il 5 novembre 1624 fu consacrata da Mons. Michelangelo Seghizzi, Vescovo di Lodi e dedicata al Santissimo Salvatore e a San Francesco.


    Cartolina storica sec. XX

             La chiesa nel 1723, un secolo dopo la sua consacrazione, subì notevoli cambiamenti: la volta fu innalzata di cinque braccia per darvi maggior luce, il pavimento fu rifatto e ai lati della cappella della Madonna se ne edificarono altre due. Una di queste – l’attuale seconda cappella a destra – fu dedicata a San Giuseppe, e vi fu posta una tela di Pietro Maggi ed è l’attuale seconda cappella a destra; l’altra dedicata a San Felice da Cantalice con un quadro di Tommaso Formenti, corrispondeva all’attuale quarta cappella a destra. Le ancone e i cancelli o rastrelli in legno di noce delle due nuove cappelle e di quella della Madonna furono fatte, tra il 1723 e il 1725, da fra Francesco da Cedrate, famoso intagliatore.
             Egli eseguì anche un nuovo e prezioso tabernacolo in legno che ancora oggi possiamo ammirare a destra del presbiterio. Sopra l’altare maggiore si trovava un quadro datato 1593 rappresentante l’Ascensione del Signore del pittore cremonese Giovan Battista Trotti, detto il Malosso. Nel 1751 fu collocato sotto la mensa dell’altare della Madonna un Cristo deposto dalla croce dello scultore milanese Lentignani, che possiamo vedere ancora oggi. Il convento, invece, fu modificato ed ampliato nel 1684, nel 1718/19 e nel 1753.
             La devozione dei fedeli e le tante grazie ricevute culminarono nell’incoronazione della Madonna e del Bambino, riservata alle immagini sacre più famose e venerate, avvenuta il 3 settembre 1780. Il dipinto che ricorda che ricorda quell'importante avvenimento fu posto sulla facciata del Santuario quel giorno e oggi lo possiamo vedere nel coro dei frati sul retro della nicchia che ospita la statua della Madonna.
    Il XIX secolo
             Venne poi l’epoca cupa delle soppressioni… Nel 1805, durante la dominazione francese, chiesa e convento furono chiusi e i frati furono costretti ad andarsene con grande dispiacere della popolazione. Il parroco Don Alessandro Rosa, però, reclamò e ottenne la restituzione della chiesa di San Salvario, in quanto sussidiaria della Parrocchiale, così che le funzioni poterono continuare.
             Nel 1818 fu edificato il nuovo campanile con tre campane e nel 1825 la chiesa fu dotata di un organo costruito da Carlo Bossi di Bergamo. A Casale tutti desideravano che i frati ritornassero… Finalmente, dopo lunghe trattative, nel 1844 il governo austriaco approvò la proposizione di Mons. Vescovo per il ripristino in Casalpusterlengo di un convento di Cappuccini in numero dodici fra Sacerdoti e Laici.
             Dell’antico convento restavano un corridoio aderente alla Chiesa con sei stanze al piano superiore, diversi locali terreni ed un altro corridoio superiore. Fu costruita, così, una nuova ala comprendente il refettorio e il riscaldatorio a pian terreno e diciotto cellette. I problemi, però, non erano ancora finiti per i nostri frati… Nel 1861 fu proclamato il Regno d’Italia e nel 1868 ci fu una nuova soppressione. I Padri poterono tornare nel 1873 e solo nel 1879 fu possibile la riconsegna ufficiale del convento.
             Alla fine del XIX secolo furono fatti importanti lavori di ampliamento e trasformazione della chiesa. Nel 1892 la statua della Madonna fu tolta dalla cappella originaria (l’attuale terza cappella a destra) e posta in una grande nicchia con ancona costruite appositamente sopra l’altare maggiore. Il presbiterio fu rifatto nuovo con balaustra e cancellata.
    Il quadro dell’Ascensione fu spostato nell’attuale terza cappella a sinistra, dove si trova ancora oggi. La statua della Madonna fu sostituita da quella di San Francesco e successivamente da quella del Sacro Cuore di Gesù.
             Nel 1893 la navata fu allungata sul davanti e fu così costruita la cantoria sopra il portone d’ingresso, furono aggiunte a sinistra le tre cappelle con le cancellate di fronte a quelle già esistenti, fu edificata la nuova facciata con due portichetti a lato e i locali adiacenti, mentre sul campanile fu posto l’orologio. Le due lapidi marmoree che si trovavano in presbiterio furono spostate alla parete interna della facciata. La chiesa e i tre tondi della volta furono affrescati dal pittore Zambellini di Lodi. Vi si trovavano anche tre vecchi confessionali ed il pulpito di noce.

             Nel 1897 la chiesa si presentava così: alla vecchia facciata tinteggiata a strisce di marmo, e che era sufficientemente armonica ed elegante, altra ne fu costruita…di linee né slanciata né eletta, ed in disaccordo di stili. Migliore impressione si ha all’interno: severa ed affatto cappuccinesca è l’architettura e la disposizione degli altari ed ampio e bello il presbiterio. In seguito il quadro di San Felice da Cantalice fu spostato dalla quarta cappella a destra all’attuale seconda cappella a sinistra, mentre al suo posto fu collocata una tela rappresentante l’ultima comunione di San Francesco; un dipinto di Sant’Antonio da Padova fu sistemato nell’attuale quarta cappella a sinistra. Ancora oggi questa è la disposizione delle cappelle.


             Nel 1900, anno del giubileo, fu completata la facciata con le statue in terracotta del Salvatore e di due angeli.

    Il sacello di P. Carlo
    I cambiamenti avvenuti nel Convento e nel Santuario nel sec. XX
             Dopo le grandi modifiche apportate alla chiesa alla fine del XIX secolo, Padre Isaia da Gerenzano, guardiano del convento, sostenne l’idea di una nuova, decorosa e comoda strada di accesso al Santuario e fu così che dal 1906 “prese vita” il Viale Cappuccini. Passarono, però, alcuni anni e ci vollero espropri di terreni, donazioni, insistenze, attese e decisioni prima che il Viale fosse completato.
             Nel 1915 fu fatta, con le elemosine dei fedeli, una nuova veste ricamata in oro per la statua della Madonna, da tempo immemorabile rivestita da un manto carico di decorazioni che ricordava la Madonna di Loreto. Nel 1929, invece, si stimò più conveniente lasciare la Sacra Immagine così come l’aveva modellata il vasaio casalino. Dall’8 dicembre di quell’anno, quando ebbe inizio con un’affollatissima processione l’Anno Giubilare dell’incoronazione, il simulacro si presenta senza alcun paludamento. L’ultimo vestito che ricoprì la statua dal 1915 al 1929 fu, quindi, esposto in una teca che tutti noi oggi possiamo vedere nella quarta cappella a destra.
             Nel 1930 ricorrevano i 150 anni dall’incoronazione e si vollero restituire alla Madonna e al Bambino le corone scomparse durante la dominazione francese. Sua Eminenza il Card. Schuster Arcivescovo di Milano, attorniato da dieci Vescovi, incoronò la statua la seconda volta.
             Nel 1932 il Santuario fu arricchito di due nuove cappelle.
    P. Carlo da Abbiategrasso
            
    Nella prima a destra, proprio in quell’anno, furono trasportati i resti mortali del Servo di Dio Padre Carlo d’Abbiategrasso. La prima a sinistra, dedicata a San Francesco d’Assisi, fu donata con la statua marmorea del Santo e l’altare dai familiari in memoria del Cav. Uff. Bartolo Rossi. Tra il 1932 e il 1933 fu sistemato il sagrato e furono edificati i portici, la foresteria per i pellegrini, il coretto per gli uomini, gli attigui confessionali e il chiostro piccolo.
             Nel 1942 Padre Domenico da Origgio, guardiano del convento, fece sostituire nella nicchia della Madonna gli angeli che la circondavano (oggi si trovano nella Pinacoteca del Convento) con l’attuale composizione plastica rappresentante i frati delle apparizioni e un gruppo di abitanti. Nel 1953 la facciata fu completamente restaurata ed arricchita di mosaici; il sagrato fu riordinato e recintato. Nel 1960 fu sistemato il chiostro grande.
    Il Tabernacolo
             Sull’altare maggiore
    si trovava un monumentale tabernacolo in legno costruito nel 1723 dall’ebanista, intagliatore e intarsiatore fra Francesco da Cedrate. Dello stesso artista nel 1964 arrivò dal Convento dei Padri Cappuccini di Bergamo un altro tabernacolo in legno, avorio e pietre, gemello di quello presente nel “nostro” Santuario, il quale fu collocato sull’altare dell’Ascensione (terza cappella a sinistra).
             Qualche mese fa Padre Mariano Brignoli ha ritrovato un articolo del 28 gennaio 1965 (pubblicato sulla rivista “Mobilia”), in cui si parla proprio del tabernacolo giunto nel “nostro” Santuario da Bergamo. Esso è così descritto: a forma di tempietto, ben proporzionato, si eleva da una base a sezione semi-esagonale, per svettare in una cuspide sormontata da un Crocifisso. Sottili colonnine tortili lungo gli spigoli, prestano una leggera elevazione alle facce lavorate e arricchite di sovrastrutture. Ha due porticine: su una è raffigurato il Sacro Cuore di Gesù, sull’altra c’è una croce in avorio.
             Sempre dall’articolo del 1965 si hanno notizie relative a restauri cui fu sottoposto il tabernacolo nel corso dei secoli. Si viene a sapere, infatti, che smontando la porticina del ciborio fu rinvenuta una pergamena, dove su un lato si leggeva: 1768 messo in opera questa figura (l’immagine del S. Cuore sulla porticina); Io, Giuseppe Casalini, falegname. Sull’altro lato, invece, si leggeva: aggiustato e rimesso in nuovo nel 1866 dal padre Lorenzo da Milano, guardiano di Bergamo e dal terziario Frà Aurelio da Milano.
             Nel 2002 Padre Antonio Belingheri, parroco del “nostro” Santuario dal 1997 al 2008, pensò di valorizzarlo. Il tabernacolo fu così tolto dall’altare dell’Ascensione e affidato a Padre Umberto Cuni Berzi, che effettuò l’ultimo restauro, in ordine di tempo. Egli ne realizzò anche il supporto e procurò le cinque statuette raffiguranti la Madonna con Gesù Bambino e quattro Santi (le precedenti erano state rubate nel corso degli anni). Una volta sistemato fu collocato nella parete di destra dell’altare maggiore al posto di quello a muro ed è lì che ancora oggi possiamo ammirarlo in tutta la sua bellezza.


    Dal 2002 il Tabernacolo, costruito dal Frate ebanista
    Francesco da Cedrate nel 1723, e restaurato da
    P. Umberto Cuni Berzi è collocato a destra del presbiterio

    La nuova parrocchia
    Il tabernacolo restaurato

            
    Il 23 settembre 1970 Mons. Benedetti, Vescovo di Lodi, eresse canonicamente la nuova Parrocchia e l’affidò ai Padri Cappuccini della Provincia Lombarda, da secoli custodi del Santuario tanto caro alla Madonna e tanto amato dalla popolazione di Casale e dintorni.

             Il primo parroco, Padre Sergio Caglio, sistemò il convento e la chiesa, tenendo conto delle nuove esigenze parrocchiali. I frati si ritirarono al primo piano del convento, mentre al pian terreno, refettorio, cucina, dispensa e locale per la legna divennero aule per catechismo, riunioni e uffici. L’ortaglia fu trasformata in campo per i giochi ed area sportiva.
             La chiesa subì mutamenti radicali. La cantoria sopra il portone d’ingresso fu demolita e alla parete fu posta una tela del pittore Brambilla raffigurante la Visitazione, proveniente dal Convento di Cerro Maggiore. L’organo del Bossi fu spostato ad un locale a lato del presbiterio. Fu abbattuto l’altare maggiore e furono aperti tre archi tra il presbiterio e il coro. Nell’arco centrale fu collocata una cancellata con una croce di ferro battuto e un crocifisso stampato su vetro policromo, oggi nella prima cappella a sinistra. Nel coro dei frati, opera del perito falegname fra Zaccaria da Castano Primo, fu messa una vetrata policroma.
             Fu ampliata l’apertura tra il presbiterio e il coretto degli uomini e fatto un nuovo altare di marmo ed onice rivolto al popolo. Un tabernacolo a muro, sovrastato da un mosaico raffigurante il Cristo che spezza il pane, fu collocato nella parete di destra del presbiterio e sostituito poi nel 2002 da quello arrivato nel “nostro” Santuario da Bergamo nel 1964. Nella parete di sinistra furono posti la custodia degli Olii Santi, il fonte battesimale ed un mosaico rappresentante il Cristo che ascende al cielo ed invia lo Spirito Santo. Il restauratore Giuseppe Curti di Casale ripassò tutta la decorazione interna riportandola ai colori originali. Nel 1976 furono messe le due vetrate sopra le porte laterali, mentre nel 1977 furono montate le tre porte in rame sbalzato e martellato.

             Il secondo parroco, Padre Luigi Caserini, continuò ad “arricchire” chiesa, convento ed oratorio. Nel Santuario furono realizzati i confessionali e i due cancelletti delle cappelle di San Francesco e di Padre Carlo d’Abbiategrasso. A lato della chiesa furono ricavati un locale per la cancelleria e una grande sala oggi utilizzata per il presepe e la pesca di beneficenza.
    Il grande salone, che prima accoglieva i pellegrini bisognosi di rifocillarsi, divenne auditorium dedicato a Padre Carlo ed ospita ancora oggi varie rappresentazioni e conferenze. Fu costruito un grande bar con sala giochi, dove sorgevano la stalla e il fienile. Il tutto fu benedetto il 21 marzo 1982 da Mons. Paolo Magnani, Vescovo di Lodi.
             Nel settembre del 1984
    fu inaugurata la Biblioteca Mariana, collocata nella parte più alta e più antica del convento. Si tratta di una biblioteca specializzata, una delle poche presenti in Italia, che raccoglie prevalentemente libri mariani. Attualmente, grazie anche a varie donazioni, contiene quasi 5.000 volumi, circa 150 libri antichi, riviste religiose, il bimestrale “La Madonna dei Cappuccini” completo dal 1948, moltissimi santini e cartoline. In questi anni è stato fatto un grande lavoro di catalogazione, che però non è ancora terminato. L’obiettivo finale è comunque quello di riuscire, un giorno, ad aprirla al pubblico e mettere così a disposizione di tutta la comunità questo importante patrimonio.
    Nel 1985, nel locale accanto alla biblioteca, fu inaugurata la Pinacoteca, per conservare tutto ciò che riguarda il Santuario: tavolette ex-voto, quadri, medaglie commemorative, arredi di chiesa ecc. Un settore è dedicato anche a Padre Carlo d’Abbiategrasso.
    Nel 1987 fu realizzato il chiostro dell’Ave Maria: in mezzo una bellissima statua dell’Immacolata dedicata ai “figli non nati” e sulle pareti sessanta formelle di maiolica con l’Ave Maria in diverse lingue.

             Il terzo parroco, Padre Mariano Brignoli, arrivò nel 1988. La prima decisione che prese fu di risolvere il problema dell’umidità delle pareti della chiesa. Lo zoccolo di marmo che fasciava tutto l’interno era corroso dalla salsedine e l’intonaco sgretolato, per questo furono tolti. Furono fatte iniezioni di silicone nei mattoni e si rivestirono le pareti con un intonaco particolare, risolvendo il problema. Fu resa necessaria la tinteggiatura e la decorazione delle pareti, delle cappelle, di tutto il presbiterio ed una nuova illuminazione. Rimise a nuovo il campanile: copertura in rame della cupola, sostituzione della Croce, posa dei parafulmini, revisione dell’impianto elettrico.

             Padre Antonio Belingheri, quarto parroco, arrivò nel 1997 e in 11 anni rinnovò e sistemò chiesa, convento ed oratorio. Prima di tutto, furono rifatti il tetto del Santuario e del convento e sistemate la parte laterale della chiesa e la parte esterna del convento. Le ancone di legno delle cappelle furono pulite, fu rinnovato il coro dei frati e ristrutturato l’organo. Fu rimesso a nuovo anche tutto l’oratorio, furono sistemate le aule, fornite poi di nuovi arredi, fu creato un nuovo spazio giochi, furono costruiti nuovi spogliatoi, fu fatta la Sala Camino, sistemato il teatro e realizzato il parcheggio ad esso antistante. Furono sistemate la Biblioteca Mariana, la mensa dei frati, il refettorio grande e i due chiostri, mentre su disegno dell’architetto Godio fu realizzato il Salone Tau.

             Nel 2008 è arrivato Padre Vitale Maninetti, il quinto parroco nella storia del “nostro” Santuario. Egli ha voluto creare un piccolo museo dedicato a Padre Carlo d’Abbiategrasso.

    di Simona SORDI  .


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